10 LUGLIO

I SETTE MARTIRI E SANTA RUFINA E SECONDA, VERGINI E MARTIRI

I sette martiri.

Questo giorno era un tempo celebre a Roma. Era chiamato dies martyrum, il giorno dei martiri, senza alcun’altra precisazione, e la sua solennità era preceduta da una Vigilia, come per quelle di san Lorenzo o degli Apostoli. Vi si festeggiavano, infatti, i sette martiri di cui il Calendario filocaliano del 336 ci dà i nomi: Felice e Filippo nel cimitero di Priscilla; Vitale, Marziale e Alessandro in quello dei Giordani; Silvano in quello di Massimo e Gennaro nel cimitero di Pretestato. In loro onore il popolo si recava a quei vari cimiteri e in ciascuno di essi si celebrava una messa di cui il Sacramentario leoniano ci ha conservato i testi.

Solo nel v secolo – a quanto pare – si cominciò a chiamarli i Sette Fratelli e furono ritenuti come figli d’una santa Felicita, d’altronde sconosciuta. Gli Atti che narrano la loro eroica morte sono stati scomposti in quella tarda epoca, e non si possono ritenere veridici. Il loro autore fu evidentemente sollecitato dal desiderio di dare al Nuovo Testamento una replica del martirio dei Sette Fratelli che, nell’Antico Testamento, riporta con grandi elogi il secondo libro dei Maccabei.

L’Ufficio e la Messa.

Le Lezioni dell’Ufficio e i testi della Messa sono stati ispirati dalla Leggenda, ma non perdono per questo il loro interesse. L’Introito loda giustamente il Signore che dà alla Chiesa – la quale è madre – tanti figli di cui essa si compiace glorificarsi. La morte cruenta dei migliori fra di essi, lungi dall’essere per la Chiesa un impoverimento, le darà la garanzia d’una più ricca messe di fedeli. Con quanta gioia essi la cantano, dall’alto del cielo dove hanno ricevuto la ricompensa: « La nostra anima, come un passero, è sfuggita alla rete dei cacciatori; la rete è stato rotta e noi siamo stati liberati ». Più dèi sangue, l’identità della fede e della sofferenza li ha resi fratelli, e a noi tutti essi ricordano con insistenza in che consista la vera fraternità: « È quella che trionfa sui delitti del mondo, che segue Cristo e che, infine, prende possesso del glorioso regno del cielo ». Non è forse la volontà del Padre celeste che tutti gli uomini, i quali sono suoi figli, sappiano che sono fratelli e lo dimostrino amandosi scambievolmente? questo porterà loro come prima ricompensa a diventare fratelli di Cristo stesso: « Colui che fa la volontà del Padre mio – dice il Signore – è veramente per me un fratello, una sorella, una madre ».

Le due Vergini Martin.

Ai sette Martiri, la Chiesa unisce oggi nel suo culto due Vergini martiri: santa Rufina e santa Seconda. Esse sarebbero state martirizzate in un luogo dei dintorni di Roma, che si chiamava allora Silva Nigra, la foresta nera, e che ricevette quindi il nome di Silva Candida, la foresta bianca. Non lontano dalle loro tombe, sulla via Cornelia, si formò un villaggio che fin dal sesto secolo divenne sede di un vescovado, e che è attualmente il titolo cardinalizio di Porto e Santa Rufina.

Preghiera.

La messa celebra insieme i due gruppi di Martiri, e in loro onore recitiamo la Colletta: « Fa’ te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che dopo aver riconosciuto il coraggio di questi gloriosi martiri nella loro confessione, ne proviamo la bontà nel loro intervento presso di te in nostro favore ».